
Arte e spumante: come il Putto è diventato il simbolo di Coppo
Nel silenzio delle Cattedrali Sotterranee, dove la penombra custodisce secoli di dedizione enologica, la storia di Coppo respira attraverso i suoi simboli. Tutto ha inizio nel 1892 a Canelli, capitale dello spumante italiano. Se il vino è l’anima di questa cantina, il suo volto è quello di un amorino giocoso: il “putto”. Un simbolo che non è solo un marchio, ma una vera e propria “reclame” d’autore che cattura l’istante in cui l’effervescenza di una bottiglia sfida la forza di un bambino alato.
La genesi scultorea: la mano del giovane Manzù
L’iconografia del putto trova la sua origine in una scultura policroma in legno intagliato e laccato degli anni ’20, oggi esposta nella sala degustazioni. L’opera possiede un valore storico inestimabile: reca infatti la firma “Giacomo Manzoni – Bergamo”. È il vero nome di Giacomo Manzù, dodicesimo figlio del calzolaio Angelo Manzoni, colto qui negli anni del suo esordio. Prima di diventare un maestro della scultura mondiale, Manzoni affinò il suo talento proprio come intagliatore, iniziando nel 1919 presso la bottega del doratore Dossena a Bergamo.
L’opera fu commissionata nell’ambito della realtà denominata “P.I.C.V.I.” (Produzione Industriale Commercio Vini Italiani), che univa idealmente le sedi di Bergamo, Milano e Canelli. Nella scultura, la maestria dell’artista emerge nel contrasto materico: il modellato del corpo è morbido e sicuro, mentre la capigliatura rivela una minuzia sapiente nell’intaglio, capace di conferire una vibrazione vitale al legno.
Dalla tridimensionalità al tratto: la visione di Aldo Mazza
Fu la fisicità dell’opera di Manzoni a offrire la scintilla creativa ad Aldo Mazza, artista e illustratore che tradusse la potenza scultorea nella fluidità del segno grafico. Mazza, allievo di Cesare Tallone all’Accademia di Brera e firma di punta del “Guerin Meschino”, seppe distillare l’ironia della caricatura fondendola con le tendenze moderne dell’epoca.
Il suo “tratto ondulato” trasformò il putto in un personaggio narrativo. Mazza non si limitò a disegnare un logo, ma creò una serie di situazioni paradossali che rendevano lo spumante Coppo un protagonista della cultura visiva del primo Novecento.
L’evoluzione di un’icona
Attraverso i decenni, Mazza modulò il carattere del putto, adattandolo al gusto e alla comunicazione del tempo:
Il Puttino in Frack (circa 1930): In questa variante, l’amorino biondo indossa un frac impeccabile con papillon bianco e gemelli ai polsini, lasciando però la pancia nuda in un divertente contrasto. Il piccolo è colto di sorpresa dal “botto” della bottiglia e socchiude gli occhi in un gesto di ingenua eleganza mentre tenta di domare il tappo in volo.
Il Puttino Cantiniere (circa 1940): La vena di Mazza come illustratore di libri per bambini emerge con chiarezza in questa versione più cartoonistica. Qui il putto, dotato di piccole ali e di un ampio grembiule da cantiniere, è protagonista di una vera “gag” visiva. Con gli occhi sgranati da grande attore, esprime lo stupore e il timore per una “birichinata” appena compiuta, circondato da bottiglie su uno sfondo che riporta la dicitura “Picvi – Spumanti Vermut Vini Fini – Canelli Italia”.
Un’eredità che accoglie il visitatore
La scultura originale di Manzoni accoglie ancora oggi gli ospiti nella sala degustazione, fungendo da testimone della contaminazione tra la storia dell’arte e la storia del vino. Questo simbolo di qualità e storia rappresenta il punto d’incontro ideale tra la nobile tradizione dello spumante di Canelli e la bellezza senza tempo firmata da Manzù e Mazza, accogliendo ogni visitatore con lo stesso spirito vivace di un secolo fa.