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Storia e origini della cantina Coppo

Coppo dal 1892: la storia della cantina di Canelli

La storia di Coppo si intreccia a quella del vino piemontese, e in particolare a quella di Canelli — patria dello spumante italiano, e ancora oggi uno dei poli vitivinicoli più importanti del Paese. È una storia che non abbiamo messo in un museo: si cammina, ed è sotto i vostri piedi.

Le origini, 1892

La cantina nasce nel 1892, e questo fa di Coppo una delle più antiche realtà vitivinicole d’Italia — tanto che nel 2012 Unioncamere l’ha iscritta nel registro nazionale delle imprese storiche: oltre un secolo di attività ininterrotta nello stesso mestiere.

Il fondatore è Piero Coppo. Segue personalmente ogni passaggio: il lavoro in vigna, la pigiatura, la vinificazione, l’invecchiamento. Centotrent’anni dopo, negli stessi spazi, si fa ancora così — e chi scende in cantina lo vede con i propri occhi.

Canelli, dove nasce lo spumante italiano

All’epoca Canelli è la piazza decisiva del mercato delle uve piemontesi, il punto d’incontro fra chi coltiva e chi vinifica. È qui che, nella seconda metà dell’Ottocento, nasce il primo spumante italiano rifermentato in bottiglia, da uve Moscato: un’intuizione che cambia la storia enologica italiana e trasforma un paese di collina in un centro industriale con clienti in tutto il mondo. È in quella Canelli che, nel 1892, Piero Coppo mette le sue radici.

Quella storia non è finita: le nostre bollicine Metodo Classico riposano ancora oggi nelle stesse gallerie da cui è cominciata.

Due cantine, una collina: il 1910

Nel 1910 Piero sposa Clelia Pennone, erede delle cantine Pio Pennone, casa produttrice ed esportatrice di vini già attiva da due generazioni. Alle cantine Coppo, nel centro di Canelli, si uniscono le strutture dei Pennone, costruite fra via Giuliani e via Alba. È lì che siamo ancora.

Le gallerie sotto la collina

Fin dal XVIII secolo, sotto quella collina vengono scavate a mano nel tufo le gallerie e i cunicoli che oggi si chiamano Cattedrali Sotterranee. Dal 2014 fanno parte del sito UNESCO “I paesaggi vitivinicoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato”, di cui Canelli è una delle sei componenti.

Scendendo di quaranta metri la temperatura si ferma fra i 12 e i 14 gradi, l’aria cambia,  e le nuove botti, come chi lavorava qui un secolo fa, occupano ancora lo stesso posto. Non è una ricostruzione: è la cantina.

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Due vini per i fondatori

A Piero e Clelia sono dedicate due delle etichette più prestigiose della casa, prodotte in tiratura limitata: l’Alta Langa Piero Coppo Riserva del Fondatore e il Rosé Metodo Classico Clelia Coppo. Portano i loro nomi perché è da loro che tutto è cominciato.

Chi arriva fin qui non trova un archivio, ma un posto di lavoro con centotrent’anni di storia addosso — e un viaggio tra i vini piemontesi alla fine del percorso.

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Coppo - Cantina storica a Canelli, dal 1892

All’inizio del XX secolo Coppo esportava e spediva in tutto il mondo.

La produzione dell’azienda spaziava dagli spumanti ai vini rossi tipici del Piemonte, tra cui spiccava la Barbera. A questi si affiancava il Vermouth, bevanda a base di vino aromatizzato che tra l’Ottocento e il primo Novecento divenne un fenomeno di costume e una pietra miliare nella storia degli aperitivi e dei cocktails.

Col passar dei decenni la fama dell’azienda cresce, di pari passo con una maggior consapevolezza della propria identità e una scommessa nel segno della qualità: più cura in vigna, rese più basse grazie ai diradamenti, eliminazione dei pesticidi e un’attenzione crescente alla pulizia nei processi di cantina.

Sull’esempio dei vignerons francesi, iniziano le prime sperimentazioni nell’uso delle piccole botti in rovere, in grado di conferire ai vini – bianchi e rossi – grande complessità, eleganza e longevità. Gli anni Ottanta sono decisivi per la riaffermazione della Barbera: Coppo è l’alfiere della sua rinascita. Il 1984 segna la prima vendemmia di quello che sarà destinato a diventare il vino simbolo dell’azienda, il Pomorosso.

Nel 2014 Le cantine Coppo sono riconosciute dall’Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

Nel 2017 Continua il viaggio verso la massima espressione del vitigno Barbera. Coppo promuove le specificità dei vigneti posseduti nella denominazione Nizza, riconosciuta nel 2014.
Parallelamente all’entrata della nuova proprietà nel 2021, crescono gli investimenti nelle Langhe con vitigni di nebbiolo e con nuove acquisizioni in alcuni dei cru più vocati per la produzione di Barolo.

A distanza di 130 anni, la ricerca della qualità, il rispetto per le tradizioni e l’ambizione all’eccellenza sono rimasti i valori fondanti della cantina.

Coppo dal 1892: la storia della cantina di Canelli - Coppo
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